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ALBERTO LARDIZZONE |
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REVIEW
LA CIVILTÀ DELLE OMBRE
Il destino delle ombre è segnato dal loro essere effimere e dall’essere continuamente mobili; figure dalla delimitazione incerta, quasi come sogno, esse appaiono e poi svaniscono al modificarsi delle differenti condizioni. Un’ombra vive di prossimità ad un corpo opaco esposto alla luce ed ha bisogno di un supporto, di una superficie sulla quale riprodurre in maniera più o meno alterata la forma di quel corpo. Essa per esistere, necessita quindi di tre elementi essenziali: un corpo, una luce ed una superficie. In questo lavoro l’attenzione dell’autore è concentrata sulle ombre. Esse, secondo la sua visione oltrepassano i confini del reale, si liberano del corpo che le produce per divenire esse stesse corpo ed iniziare a vivere una vita propria. Da quel momento ogni Ombra, abbandonato il proprio Umano, viveva libera e guidata soltanto dalla propria volontà. Era iniziata “La Civiltà delle Ombre”. La luce e la superficie dove l’ombra si allunga prendono qui il sopravvento. La luce oltre a permettere la visualizzazione dell’ombra contribuisce come colore a fortificare quella relazione esistente fra ombra-immagine e supporto-sfondo: l’ombra è scura, chiaro il diverso supporto in cui uno solo è il colore ma dalle tonalità cangianti. Il supporto con la sua presenza e con la sua materialità dona nuova vita all’ombra: asfalto, terra battuta, pavimentazione, è solo attraverso i loro dettagli che è possibile mantenere un contatto fra le ombre ed il mondo reale. Il tempo si è fermato e le ombre, per natura evanescenti e fluttuanti, sono colte di sorpresa bloccate in differenti comportamenti. In esse riconosciamo le azioni del nostro quotidiano, memorie di gesti, archivio di immagini consuete. Questa galleria di visioni ricorda i giochi d’ombra prodotti da lanterne magiche, esse però non sono tratte da modelli e/o copie del reale, non sono mera riproduzione, esse sono frammenti di identità reale. Ma cosa vogliono da noi queste Ombre? Le Ombre bramano essere guardate, pretendono da noi la giusta attenzione. Oggi la moltitudine di immagini che ci circonda, serve appena a ricordarci che ci si dimentica sempre di ciò che loro ci ricordano1 . Il messaggio dell’autore è giunto a noi: la “rivolta” delle Ombre ha lo scopo di farci riflettere. Solo allora, osservando bene, riconosceremo che la Civiltà delle Ombre con tutto il suo mondo ci appartiene, in essa è racchiusa la nostra essenza e sebbene esse si proiettino in ambito immaginario hanno pieno riscontro nella nostra realtà. Noi uomini, attori-spettatori di queste immagini, assistiamo a questo spettacolo sempre più coscienti che esse, le Ombre, sono lo specchio della nostra Civiltà. Così le Ombre e gli Umani ritroveranno un punto di contatto proprio nei semplici gesti della vita quotidiana e riscopriranno essere un’unica Civiltà. Daniela Sidari Collaboratrice DAC-FIAF 1 Manlio Bruatin, Storia delle immagini, Einaudi, Torino, 2002. Articolo pubblicato sul numero 4 anno XII de IL NOTIZIARIO del Gruppo Fotografico Le Gru. ( http://www.fotoclublegru.it ) Go back to The shadows civilization |
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© | Alberto Lardizzone | 2006-2007
ultimo rilascio 05 Giu 2007 |
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